IL PASSAGGIO A NORD OVEST

IL BLOG di Kamana Expedition Da Ovest ad Est, a Nord delle Americhe
Through the turbulent currents of Bellot Strait… finally we have crossed into the Atlantic.

Through the turbulent currents of Bellot Strait… finally we have crossed into the Atlantic.

22.08.2017.

Chi vuole realmente ammirare la natura la osserva nei suoi estremi” (Carl Weyprecht).

Nonostante siano già sei anni che navighiamo intorno al mondo, mai come l’altro ieri avevo percepito la potenza della Natura in modo tanto forte (read the english version at the end of the post). Navigare in mezzo a quel labirinto di iceberg che, con la loro pressione, avrebbero potuto stritolare lo scafo di Plum in pochi minuti, è stata un’esperienza che mi ha molto segnato.

In questa zona del mondo si avverte in maniera tangibile la predominanza delle forze naturali su ogni possibile gesto umano, e si capisce che non si può far altro che piegarsi innanzi ad esse.
Ieri pomeriggio ho avuto la riprova di ciò navigando nelle turbinose correnti di Bellot Strait, lo stretto di 14 miglia che divide l’Oceano Pacifico dal’Atlantico.

Con corrente a favore di oltre 8 nodi e motore a bassi giri, Plum vola sull’acqua alla velocità di ben 15 nodi!
Attorno a noi sfilano grossi pezzi di ghiaccio che navigano letteralmente in acqua creando onde e vortici.
Le correnti molto confuse ci trascinano a momenti completamente a sinistra, a momenti decisamente a dritta, e rendono necessari movimenti molto decisi di timone per evitare collisioni con gli iceberg.
Vedo la fine dello stretto e, anche se la nostra meta è ancora molto lontana, non riesco a non gioire interiormente… “Oceano Atlantico!” Siamo passati. Da questo momento in poi la morsa dei ghiacci dovrebbe abbandonarci, per lasciare spazio ad acque più facilmente navigabili.

Ancoriamo a Fort Ross, posto intriso di fascino.
A terra due piccole costruzioni si stagliano tra l’azzurro degli iceberg arenati e il rosso della terra ferruginosa e brulla, territorio degli orsi polari.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Stamattina prima di salpare scendiamo per visitarle: una di esse è un vero e proprio rifugio per tutti i naviganti che ne abbiano necessità, perfettamente isolata, le pareti a prova di orso, fornita di stufe, carburante, vivande, letti e persino di servizi igienici improvvisati dentro dei barili di latta.
Ma quella che più mi ha colpito delle due è quella ormai abbandonata.
All’interno, attorno ad una stufa completamente arrugginita, due poltroncine e due vecchie tazze di ferro smaltato.
Mi chiedo chi avrà messo piede in questo rifugio, chi si sara’ seduto qui e bevuto da quelle tazze, quale grande avventuriero…

Un grande uomo un giorno mi ha detto:
Non andare dove il sentiero ti può portare, vai invece dove il sentiero non c’è ancora e lascia dietro di te una traccia.
Solo nel tragitto tra il luogo che ha appena lasciato e quello dove sta andando un esploratore è felice” .

 


 

One can only truly admire nature when it is in it’s most extreme state” (Carl Weyprecht)

Although we have been sailing round the world for almost six years and seen wonders unknown to the human eye — the other day, whilst navigating the infinite labyrinth of ice, the power and size of nature struck me. Knowing that at any moment, the gigantic, jagged ice bergs could smash the hull of the boat, it was an experience that left me scarred. In this cold and remote part of the world — the forces of nature rule over the way of life, giving us humans no choice other than to obey and respect these forces.

Yesterday afternoon I once again experienced this feeling whilst sailing through the turbulent currents of Bellot Strait at an incredible speed of 15 knots — a stretch of water 14 miles long, dividing the Atlantic Ocean from the Pacific.
All around you could see large, turquoise bits of ice slip past us, leaving behind a trail of waves and whirlpools. The currents were strong and unpredictable, suddenly pulling the boat in a completely different direction — therefore the captain’s steering had to be firm and precise to avoid crashing into any nearby icebergs.

As I look ahead I see the end of the strait and, although I know we still have far to go in the passage, I can’t help feeling overjoyed. Finally — we have crossed into the Atlantic.
From this moment on the ice should clear away, giving us the chance to navigate safer and calmer waters.

We anchor at Fort Ross, a landscape that takes your breath away.
There are two abandoned and gnarled cabins, standing out amongst the white tipped icebergs and the red, rugged terrain. Polar bear territory.
The next morning, we decide to go explore the land before hauling anchor and continuing our route. During our visit, we find out that one of the cabins is not abandoned but actually a refuge for any cold and hungry sailor passing by. Although a little run down, with claw marks along the door and wallpaper peeling off the walls — the place was very cozy and well furnished; with plenty of beds as well as a wood stove, tea mugs, books, a map and even a makeshift toilet. Not to mention the large supply of tinned food, coffee and bottled water.

Yet when we walked into the second, smaller and battered cabin — I was left speechless. It had been long abandoned and any trace of life had completely vanished. As I stepped into the main room, with bits of broken glass scattered on the floor — I felt like I was walking into the past, and into a stranger’s life. At the centre lay a rusted stove, facing two small armchairs with springs poking out at all angles and two, stained metal mugs. I imagined what it would be like, to sit by that fire on a quiet, frosty afternoon, sipping some warm tea from those mugs. A shelter for those explorers lost in the middle of nowhere.

A great man once told me:
Do not follow the path that lays ahead, but create a new one and leave your footprints behind. The journey that takes an explorer from the place he has left behind to the one he is traveling to is the journey that makes him most happy

Author:

Lulu' on agosto 22, 2017 AT 12 pm

Grandissimi!! Complimenti!!!

Christian Feist e Waltraud Jahn on agosto 22, 2017 AT 12 pm

Cara Giulia, caro Enrico, caro Kai e tutto l‘equipaggio della Plum! Complimenti per tutto quello che siete riusciti a farlo nel corso delle settimane scorse! Vi abbiamo sempre seguito sul Vostro blog e sulla cartina con la posizione GPS sempre studiando anche lo sviluppo del ghiaccio con le cartine canadesi – è stato un periodo molto appassionante anche per noi sempre leggendo le Vostre notizie e guardando le foto stupende! Particolarmente, la storia dell’ancoraggio nella baia coll’iceberg ci ha dato un brivido… Vi auguriamo buona continuazione per il viaggio a Nuuk – sembra quasi una passeggiata in confronto a quello che avete fatto fin adesso. Buon vento Vi augurano i Vostri vicini austriaci Christian e Waltraud (PS: ci piace naturalmente che stai citando proprio Carl Weyprecht…)

GiulioLamperti on agosto 22, 2017 AT 03 pm

Bella Giulia nel rifugio abbandonato, finalmente un pò di tranquillità !!!!???
Puoi bere un buon grog, baci baci ai temerari

AP on agosto 22, 2017 AT 03 pm

Fantastico. Bravissimi tutti, siete stati pazienti e coraggiosi e avete un grande capitano !
Molto bello il blog, abbiamo potuto seguire la vostra avventura giorno dopo giorno.

anna geppe on agosto 22, 2017 AT 06 pm

Sarete frastornati dalle forti emozioni vissute in pochi giorni!!! E i ragazzi che dicono dell’esperienza unica che stanno vivendo.? Mitici!!!!!