IL PASSAGGIO A NORD OVEST

IL BLOG di Kamana Expedition Da Ovest ad Est, a Nord delle Americhe
Our thoughts turn to the other crews, attempting the same passage as us but with smaller, slower boats

Our thoughts turn to the other crews, attempting the same passage as us but with smaller, slower boats

25.08.2017.

23 Agosto. Lasciamo Cuming Inlet approfittando di una “finestrella” meteo favorevole che avrebbe dovuto portarci in circa 24 ore a Pond Inlet, insediamento Inuit situato a nord est dell’isola di Baffin (read the english version at the end of the post).
Passiamo poche miglia a Nord di quello che sarebbe dovuto essere il  nostro ultimo ancoraggio in acque Canadesi prima di attraversare Baffin Bay e scendere in Greenland nella magnifica Disko Bay, al 70esimo Nord.

Ghiacciai a perdita d’occhio, montagne mozzafiato ed ancora molto “ghiaccio di mare” inaspettato .
Qualche gincana fuori programma ci fa rallentare, all’ingresso di Navy Board Inlet i venti da nord e nord est hanno raggruppato importanti zolle di ghiaccio che la corrente contraria tiene compatti a fare da sbarramento.
La temperatura dell’acqua poco al di sopra di 1 grado celsius , gli esperti ci dicono che è un anno molto freddo rispetto alla media, è dal 2004 che non si vede una tale e prolungata concentrazione di ghiacci ed il mare sta già ricongelandosi con settimane di anticipo.

Sempre fieri e contenti della nostra avventura a bordo tutto fila liscio i bambini fanno i compiti con qualunque mare , come niente fosse mentre gli adulti si occupano delle  quotidiane faccende “domestiche”, chi fa un po’ di manutenzione altri leggono un libro o godono del maestoso disabitato paesaggio.
La tensione dei giorni scorsi si è giustamente placata lasciando spazio ad un livello di guardia nella norma di una navigazione con meno insidie. Ciononostante il nostro pensiero è sempre rivolto a coloro che stanno facendo la nostra rotta con giorni di ritardo e con barche meno performanti. OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Sono 8 le imbarcazioni a noi ben note che stanno tentando il passaggio da ovest a est, con i loro variopinti equipaggi abbiamo passato una bella serata a Nome prima di partire, ci siamo scambiati i contatti e come buoni marinai ci si aiuta sempre, grazie alla tecnologia ed il nostro vantaggio temporale siamo riusciti a dar loro informazioni importanti.
Solamente 2 di loro sono ancora bloccati dal ghiaccio poche miglia a nord di Tasmania Islands, gli altri sono passati tutti dal mitico Bellot Strait. Bellot Strait è un punto geografico che per convenzione divide l’Oceano Pacifico da quello Atlantico, solo psicologicamente è un punto di arrivo, è dove si può pensare di aver effettuato il fatidico passaggio per chi fa la rotta verso est, come noi.
La realtà invece riserva ancora svariate sorprese…

Ora però la nostra apprensione e’ tutta rivolta a Susanne , tenace ed esperta donna tedesca che sta affrontando il passaggio da sola a bordo della sua Nehaj (splendida barca di alluminio di 40 piedi da lei stessa costruita e rifinita, un vero gioiellino)  ed a Yvan , altro solitario francese che sta tentando l’impresa su un catamarano di 20 piedi ( tipo hobie cat), senza ausilio di motore e senza particolari protezioni.
Specialmente per Yvan siamo molto preoccupati , in queste acque il minimo errore può’ essere fatale, abbiamo incontrato Yvan a Taloyoak dove si e’ rifugiato all’ancora per qualche giorno in attesa di vento favorevole ed acque più’ “pulite” , abbiamo trovato un uomo molto provato , infreddolito ed anche un po’ sorpreso da eventi e condizioni sicuramente più’ dure di quanto previsto.
Forza ragazzi.

 


 

We leave Cuming Inlet making the most of a weather window. Moderate northerlies should have us anchored at Pond Inlet in 24 hours. This would be our last Canadian stop, an inuit settlement on the east coast of Baffin Island.
We decide however, on the last forecast update, to sail straight passed and head directly to Disko Bay; a magnificent anchorage down at 70degrees North on the Western coast of Greenland.Mappa Kamana 23 Agosto

With more glaciers than we could dream if, breathtaking mountains, and still a few unexpected pieces of sea ice, Eclipse Sound  and the surrounding waters are truly a miracle.  We find ourselves doing gymkhanas at the entrance to Navy Board Inlet, where northerly winds have squashed all the ice floes down towards the channel.

The water temperature is a tad over one degree. We’re informed by local experts that it’s particularly cold compared to recent years; the ice concentrations are the greatest they’ve been since 2004, and there are clues of the sea already starting to freeze over again, a couple of weeks ahead of schedule.
Proud and happy of our adventure, we continue sailing. The kids use the time to do their homework, “it was too wavy” being no excuse, while the adults carry on with daily tasks such as washing clothes, maintenance, reading books and enjoying the deserted landscapes.
The safer waters, and a more reliable autopilot as we head into more southern latitudes, allow for more relaxed watches. Our thoughts turn to the other crews, attempting the same passage as us but with the added challenges of smaller, slower boats. We got to know the 8 crews going in the same direction as us quite well, and a party hosted by a family in Nome the evening before departure was a good opportunity to exchange contact details. Thanks to today’s technology we have been able to pass on real time information regarding ice and weather conditions, or any other aids and hazards to navigation.

Two boats are still stuck in ice just North of Tasmania Islands while the rest are now through the Bellot Strait. By convention, this is where the Pacific Ocean meets the Atlantic Ocean, and mariners are relieved to have “made it” by the time they arrive there. However, the reality is that more challenges lie ahead and trip is not over.
Our fingers are crossed for Susanne, a tenacious and very expert german woman who is sailing single-handed in her self-built, 40 foot aluminium boat, and Yvan, a single-handed frenchman attempting the passage on a lightweight 20 foot catamaran with no cabin or engine.

Yvan’s challenge is particularly risky; the slightest error or mishap could very quickly become an emergency; a situation to be avoided at all costs in freezing water and so far from any SAR bases. Anchored near us in Taloyoak, we could almost feel his exhaustion and the cold that had penetrated his bones. He’d heavily paid for any small mistake, and had also lived through some very unlucky events.
All the best to both of you!

Author:

Fabio on agosto 26, 2017 AT 06 pm

Bravi ragazzi, e sempre bello leggere delle vostre navigazioni. Un in bocca al lupo anche a Yvan! A proposito di imbarcazioni piú piccole c’é la bella storia di Chris e Jess che l’anno fatto da E a O qualche anno fa: http://www.psychologyofsailing.com/the-beauty-of-the-arctic-interview-with-chris-and-jess-bray/
Buon Vento!