IL PASSAGGIO A NORD OVEST

IL BLOG di Kamana Expedition Da Ovest ad Est, a Nord delle Americhe
I pensieri finali, impresa compiuta. Tra ragione e (tanto) sentimento. Parla il Comandante

I pensieri finali, impresa compiuta. Tra ragione e (tanto) sentimento. Parla il Comandante

01.09.2017.

KAMANA Sailing Expedition
Il primo equipaggio italiano a compiere il passaggio a Nord Ovest, da Ovest a Est

Il Plum ha concluso la sua impresa, arrivando a Aasiaat in Groenlandia, dopo 33 giorni di dura navigazione e più di 3.500 miglia percorse.  È il primo equipaggio italiano a riuscirci, ed è stato anche il più veloce in questa edizione.

La parola al Comandante, Enrico Tettamanti: Aasiaat, 28 agosto.
La sensazione più strana durante questi giorni? Navigare e sentirsi sul tetto del mondo. È stata una lunga apnea tra una parte del pianeta terra all’altra, passando attraverso un mare spaziale fatto di ghiaccio

Con Enrico c’erano su moglie Giulia, il piccolo Kai, di un anno e mezzo, e i compagni di avventura Davide ed Anna Serra con i quattro figli SofiaTommasoAnita e Filippo tra gli otto e 14 anni. E anche l’ineffabile Mafio De Luca con lo “chef” Marcello Corsi. Un grazie allo sponsor tecnico: MonturaKaman Mappa finale NW Passage 2017

Miglia totali percorse Nome – Aasiat: 3.520
Miglia percorse a vela: 2000
Massima velocità raggiunta: 16 nodi
Orsi polari avvistati: 3
Pallottole sparate per allenamento alla difesa dagli orsi (come imposto dalle leggi locali): 28
Pesci pescati: 11
Anatre cacciate: 1
Kg di pane prodotti: 19
Litri di alcolici bevuti durante il NW Passge: 0
Ricetta più apprezzata: trota artica pescata a Josephine bay
Pannolini “prodotti” da Kai (un anno e mezzo di età): 13

Le considerazioni tecniche di Enrico
QUESTO È STATO UN ANNO MOLTO PARTICOLARE
Ad oggi le tre barche di tre solitari sono bloccate vicino a Tasmania Island in condizioni estreme, di ghiaccio e vento. Un numero imprecisato di barche con rotta verso Ovest, sono state mandate indietro dalla Capitaneria Canadese, visto che le condizioni di ghiacci sono troppo impegnative e non permetto più a nessuna imbarcazione di tentare il passaggio.
La navigazione attraverso il passaggio a Nord Ovest in questo 2107 è stata particolarmente dura dal punto di vista meteo dura visto la copertura di ghiacci soprattutto nel Larsen Sound e Franklin Bay. Oltre alla concentrazione il ghiaccio era particolarmente denso essendo vecchio più di 12 mesi. La vera differenza tra un anno e l’altro nella difficoltà dell’impresa dipende prima di tutto dall’età del ghiaccio. Se ha più di un anno è molto più denso, ci mette di più a unnamedsciogliersi e anche l’impatto sugli scafi è decisamente più forte e pericoloso.

IL PUNTO PIÙ DURO
La parte più difficile di quest’anno, è stata intorno a Tasmania Islands. Noi oltre ad essere stata la barca più veloce ad attraversare nel complesso il lungo il passaggio a NW, siamo stati anche quelli che hanno trovato la situazione migliore, se pur al limite del fattibile per un imbarcazione in vetroresina, e non in acciaio o alluminio.
La prima barca che ci ha preceduto è rimasta bloccata 5 giorni prima di passare Bellot Strait, e tutte quelle dopo hanno dovuto affrontare una situazione di ghiacci più complicata della nostra. Fino a chi è arrivato troppo in ritardo.. e ha trovato il passaggio tra Tasmania Island completamente chiuso.

LA SCELTA GIUSTA… RAGIONE, E MOLTO SENTIMENTO
Noi eravamo posizionati molto bene ed appena la finestra è stata buona abbiamo navigato veloci verso Tasmania, abbiamo deciso di partire nonostante le condizioni ghiaccio intorno alle isole fossero passate a 5/10 di copertura (una concentrazione particolarmente impegnativa, visto che il massimo di concentrazione per navigare in sicurezza è 3/10). Siamo arrivati a Tasmania prima della pubblicazione della nuova carta ghiacci che abbiamo ricevuto una volta passati. Abbiamo poi scoperto che le vere difficoltà erano dovute ad una concentrazione di 7/10 avvenuta proprio durante le ore del nostro avvicinamento al punto fatidico.

Un’altra particolarità di quest’anno è stata infatti proprio questa: più passava il tempo e più le condizioni peggioravano fino a diventare proibitive con una concentrazione di 9+/10. Tre barche con rotta verso Est e tre barche con rotta verso Ovest sono rimaste incastrate per vari giorni, impossibilitate a muoversi per ghiacci e venti. Hanno provato più volte a sfondare il ghiaccio cercando un minimo varco, ma non è stato possibile! La barca con rotta verso Ovest è alla fine passata, insieme ad altre due francesi che avevamo incontrato durante la nostra fuga della morsa dei ghiacci. Eravamo in particolare apprensione per loro visto che ognuna di esse viaggiava con due bambini a bordo. Fortunatamente mentre stavano facendo l’ennesimo tentativo l’Icebreaker Polar Pince li ha incontrati e ha aperto loro un varco che gli ha permesso di superare la zona bloccata e continuare la loro lunga navigazione verso Ovest.

LA SOLITUDINE DEL COMANDANTE…

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Io non avevo sottostimato questa avventura ma non posso negare di aver pensato inizialmente che sarebbe più semplice
. Avevo programmato tutte le possibili opzioni qualora non fossimo riusciti a passare, ma nei grandi momenti di tensione, quando pensavo appunto di non farcela, il mio stato d’animo è stato messo a dura prova.
Per fortuna dopo pochi minuti ho riconquistato la lucidità e la freddezza che fortunatamente mi accompagnano nei momenti più difficili, e sono state determinanti. Ho capito infatti che dovevamo forzare la mano proprio in quel momento, andando contro le previsioni e i consigli, anche dei più esperti.

Certo con il senno di poi è sempre facile capire di aver fatto la scelta giusta o completamente sbagliata, ma anche quella volta seguire l’istinto è stata la chiave per superare le difficoltà (ovviamente abbinata a una grande preparazione ed a un mezzo super efficiente).
Il fatto di poter seguire l’istinto per superare il momento di difficoltà è un lato affascinate della spedizione, visto che mai come nel passaggio a nord ovest ho avuto la netta prova della totale forza ed imprevedibilità della natura.

LA BARCA
Mai come questa volta il nostro Solaris è stato messo a dura prova, e mai come questa volta ha dimostrato di essere una barca eccezionalmente pensata, progettata e costruita. Ho avuto la fortuna di lavorare alla Solaris, tra la mia vecchia Kamana e la nuova, e ho avuto soprattutto la fortuna di conoscere uno ad uno i ragazzi che hanno costruito materialmente la barca. È sicuramente grazie al loro lavoro e alla mia totale fiducia in ciò che hanno fatto che ho scelto di affrontare questa sfida con  cinque bambini a bordo e, soprattutto, che siamo riusciti a superare nel migliori dei modi in un anno particolarmente impegnativo.

SENSAZIONI
La sensazione più strana? Navigare e sentirsi sul tetto del mondo. È stata una lunga apnea tra una parte del pianeta terra all’altra, passando attraverso un mare spaziale fatto di ghiaccio.

NORD O SUD?
A differenza del polo Sud, il fascino che ha suscitato in ognuno di noi questa impresa è dovuto anche ai suoi abitanti, gli Inuit. Fieri cacciatori, capaci di sopravvivere in un clima mortale per il resto della popolazione mondiale. Incredibile pensare che solo grazie alla carne di foca, spesso mangiata cruda, riescano ad avere una alimentazione completa. Indimenticabili gli incontri nel villaggio di Taloyoak , paesino artico visitato nella storia… da meno di 10 barche.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

IL POST DAL BLOG CHE È PIACIUTO DI PIÙ?
Questo, l’ultimo appena arrivati: “Note dolenti della spedizione: persi 4 kg (più’ del 5% del peso iniziale), capelli diradati (situazione già non ottimale in partenza), aumento esponenziale del numero di rughe (ancora da definirsi) e moglie che al risveglio mi chiede “Sei stanco amore? Dimostri 30 anni in più’!”
E molto divertente è stato il commento dell’amico e angelo custode di Plum, Victor Wejer: “A proposito delle osservazioni di Giulia, sappi che in uno dei libri che raccontano le imprese del “nostro amico” Amundsen (il primo a fare il NW Passage) si trova questa frase: “L’arduo viaggio attraverso il Passaggio nord-occidentale ha preso il suo pedaggio ad Amundsen. Aveva 33 ma sembrava averne 63. La sua faccia mantenne lo stesso aspetto magro e sporgente per il resto della sua vita.”

VICTOR IL GRANDE
Victor Wejer vive a Toronto e gratuitamente segue tutti i velisti pronti a fare il passaggio Nordovest o navigare nelle acque Artiche. Coautore del nuovo e prezioso libro RCC Arctic and Northern Water. Nel 2016 Victor ha ricevuto l’Award of Merit dall’ Ocean Cruising Club (GBR) per il suo appoggio ai “navigatori  polari”. Alla cerimonia erano 46 di loro ad applaudirlo (cioè quasi tutti). Non vuole un Euro per il suo servizio, ha 76 anni e da 60 naviga. La sua musa ispiratrice è un altro personaggio molto noto ai navigatori oceanici, Herb Hilgenberg che ha assistito per  25 anni i navigatori atlantici e ha ricevuto la US Coast Guard top Award.  Passa le sue giornate, e le sue notti, nel suo ufficio pieno di carte nautiche, libri e computer.

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